26 febbraio 2017

Recensione • Il mondo nuovo

Il mondo nuovo di Aldous Huxley
Genere: Distopico (società totalitaria)
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 364
Formato: Brossura
Prezzo: 11,90 euro
Voto: 2/5
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Trama

Scritto nel 1932, "Il mondo nuovo" è un romanzo dall'inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della proprio individualità. Al romanzo seguono la prefazione all'edizione 1946 del "Mondo nuovo" e la raccolta di saggi "Ritorno al mondo nuovo" (1958), nelle quali Huxley tornò a esaminare le proprie intuizioni alla luce degli avvenimenti dei decenni centrali del Novecento.

Recensione

Eccoci finalmente alla prima lettura del GDL!
Io e le altre ragazze, i cui blog potete trovarli nella pagina dedicata al GDL, abbiamo deciso per una lettura che mi ha decisamente attratta fin dall'inizio, essendo un romanzo distopico.
Di fatto "Il mondo nuovo" di Huxley, scritto nel 1932, narra di un potenziale futuro governato da un'invisibile totalitarismo, attratto dal mitico culto fordiano.
Gli esseri umani, creati ormai in laboratorio privi di un padre e di una madre biologici, trovano la forza nell'altro, nella società. L'utopia nella quale credono di vivere li rende felici, lontani dall'invecchiamento e dalle malattie.
Dipendenti dal soma (una specie di droga che permette a chi l'assume di annullarsi per un periodo, come fosse trascinato in "vacanza") e condizionati fin dalla "nascita" a celebrare il mai tramontato Ford, la popolazione ha deciso di essere felice, a scapito della consapevolezza, dei sentimenti e dell'umanità.
Non c'entra con il romanzo, ma è rappresentativa del genere distopico e l'amavo a prescindere!













Il popolo è preda di un'infinita fanciullezza, della staticità e dell'ignoranza. La scienza e il sapere alimentano un perenne gaudio, lontano dalle sofferenze che la vita normalmente imporrebbe.
Ebbene, è questa la realtà nella quale Huxley ambienta uno tra i capisaldi del genere distopico (anche se, di fatto, il popolo non tenta di opporsi a tali pratiche. Vive, assuefatto da una falsa utopia).
Huxley anticipa le tematiche dell'eugenetica, del controllo mentale e della produzione in serie.
Ma non è tutto. Lo scrittore britannico gioca propriamente con la consapevolezza di un genere umano sfiduciato da una terribile guerra che sembra averlo piegato (Huxley non spiega precisamente il conflitto che la società mondiale subì, cita solo una fantomatica guerra durata 9 anni, al termine della quale il popolo si affidò a coloro che in seguito divennero i Governatori mondiali, al fine di placare ogni sofferenza). La società del "mondo nuovo" non conosce le motivazioni di un tale cambiamento, la ragione di contante attuali privazioni in nome di una felicità superiore. Solo chi governa ne è conscio.
Chi controlla il pianeta ha inoltre reso il popolo ignorante. L'inconsapevolezza accresce la fiducia del genere umano nei confronti dei controllanti. Motivo per cui non esistono libri ed il passato viene disprezzato.
Gli individui creati in serie (nel rispetto del celebre "modello T" di Ford), sono suddivisi in caste, dipendentemente dal ruolo che in futuro ricopriranno. Durante l'infanzia gli esseri umani sono soggetti al condizionamento ipnopedico, ovvero (in poche parole) la ripetizione continua di slogan e concetti.
La società del "mondo nuovo"è così condizionata (o meglio educata) fin dalla nascita. Ognuno viene spinto ad amare il ruolo che ricopre e la casta alla quale appartiene. Il tutto in nome di una felicità ideale, di un'utopia (in realtà una vera e propria distopia).
La realtà ideale creta per necessità, per sfuggire alle barbarie passate, viene presto messa in discussione da due tra i personaggi principali e da un terzo, del quale faremo conoscenza circa a metà romanzo.


Sebbene le premesse ci fossero tutte per lasciarmi trasportare da questo romanzo, non sono riuscita ad apprezzare appieno la scrittura di Huxley. Soprattutto all'inizio infatti, l'ho trovata lenta ad ingranare. Di solito ci metto poco a finire un libro, ma stavolta ho impiegato quasi un mese.
La morale è intuibile, ed è un quadro ironico perfetto, ma lo stile, spesso arzigogolato e prolisso, lo ha reso difficile da apprezzare.
Nonostante ciò, penso che sia un pezzo fondamentale della letteratura di genere. Se amate la distopia, è un classico a cui dovete necessariamente dare una possibilità.
Prima di concludere vi invito inoltre a leggere le recensioni del romanzo ospitate nei blog delle altre ragazze del GDL!

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