28 novembre 2016

Recensione • Come un romanzo

Come un romanzo di Daniel Pennac
Genere: Non - Fiction
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 130
Formato: Brossura
Prezzo: 9 euro
Voto: 4/5

La recensione che vi porto oggi è un po' diversa, vi parlo infatti di un romanzo di non - fiction, ovvero il saggio sulla lettura di Daniel Pennac, "Come un romanzo".
1. Il diritto di non leggere.

Naturalmente, “non leggere” non significa “non leggere mai“, o non si sarebbe più lettori… ma una qualche pausa dovremo pur prendercela, no?

2. Il diritto di saltare le pagine.

È il libro che deve essere al servizio del lettore, non il contrario, perciò se il suddetto libro è noioso in alcuni punti, il lettore deve avere tutto il diritto di saltarli.

3. Il diritto di non finire il libro.

Proprio non capisco coloro che finiscono a ogni costo tutti i libri che iniziano: perché sprecare tempo a leggere un libro che non piace, quando potremmo impiegare lo stesso tempo a leggerne uno migliore?

4. Il diritto di rileggere.

Odio quelli che, vedendomi rileggere un libro, dicono: «Ma non l’hai già letto? Perché non ne leggi uno nuovo?» Lo so io perché non ne leggo uno nuovo, tranquillo.

5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.

Detesto anche coloro che criticano le scelte altrui, o che addirittura costringono a leggere un determinato libro. Ti va di leggere Guerra e Pace? Oppure Tre metri sopra il cielo? Ottimo, liberissimo di farlo.

6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa).

Assolutamente legittimo, oltre che liberatorio, scegliere di leggere un libro per estraniarsi dalla realtà, per vivere in un mondo migliore. In mancanza di meglio, un buon libro aiuta sempre.

7. Il diritto di leggere ovunque.

Questo è il diritto che reclamo di più, ma che spesso mi viene negato: cosa c’è di male nel leggere sulla corriera, in attesa all’ufficio postale o dal medico, sulla brandina mezza sfondata che sta in terrazzo, a testa in giù in posizione yoga oppure… lì-dove-so-io?

8. Il diritto di spizzicare.

Altro diritto indispensabile, ma che certe case editrici hanno pensato bene di rendere impossibile incartando i loro libri con la pellicola protettiva, in modo che non vi si possa sbirciare dentro prima di acquistare… Per fortuna, però, ci sono gli estratti scaricabili gratuitamente.

9. Il diritto di leggere ad alta voce.

Questo è più un dovere che un diritto: il diritto dovrebbe essere “avere sempre qualcuno disposto a leggere a voce alta”. In ogni caso, non c’è niente di meglio che leggere un libro a qualcun altro o sentirselo leggere… è magico, in una parola.

10. Il diritto di tacere.

Sante parole. Perché mai dovrebbero importare le famose “impressioni” su di un libro letto? Svelarle è come rompere l’intimità che si è creata tra libro e lettore, assolutamente da non fare.

Pubblicato nel 1992, il saggio affronta il grave problema della lettura legato alle nuove generazioni, sempre più lontane dall'interessarsi a romanzi di contenuto ed affascinati dalle nuove tecnologie che all'epoca iniziarono a prendere piede. Pennac tratta il tema in modo gradevole, proponendo al lettore di seguire i momenti più importanti della vita letteraria di un bambino, da quando i genitori lo addormentano leggendogli le prime favole, a quando muove i primi passi nell'ambiente scolastico.

L'autore analizza il perché di questo allontanamento, proponendo diverse soluzioni, tra cui l'obbligatorietà della lettura nelle scuole, che allontanerebbe il giovane dalla curiosità e spontaneità nello sfogliare un bel romanzo.
Il bello di questo saggio (di sole 130 pagine) sta soprattutto nello stile. Daniel Pennac è famoso per la forma satirica e graffiante, che del resto utilizza pure nei suoi romanzi (da piccola il mio preferito era "Kamu e l'agenzie babele" che vi consiglio!).
E' scorrevole, interessante e certamente fa riflettere su di un tema che seppur trattato con gli occhi del passato, è tutt'ora attuale. Al saggio ho dato 4 stelline su 5 su Goodreads. Se siete appassionati di lettura è un lavoro da non perdere!

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